Sex Effect: Liara T’Soni


Liara T’Soni

Cinquanta sfumature di blu

Occhi aperti pieni di nulla nero, rivoli azzurri di essenza eterea, neuroni e geni elettrostatici. E poi si arriva.
Permettetemi di esordire con: è il più adorabile personaggio della trilogia.
La razza asari non mi ha mai convinto più di tanto a causa dell’anatomia eccessivamente antropomorfa per essere aliena. Ciò, tuttavia, non impedisce ai più coerenti fan di science fiction di affezionarsi alla più gettonata secchiona della galassia. Voglio essere chiaro: la razza asari è stata senza ombra di dubbio ideata per la pura estasi maschile, senza tener conto, nella sua fase di sviluppo, di una qualche possibile raffigurazione più originale della pelle blu e dei tentacoli sul cranio; perché sono convinto che le vie per rendere sexy una razza aliena siano ben assortite, ma nel caso specifico delle asari è stata scelta quella più semplice, e setacciata dagli allupati.

Inizialmente, nel primo Mass Effect, avevano addirittura quel qualcosa in più, almeno a livello epidermico, una sorta di parvenza lucida dalle tinte iridescenti, che richiamava molto le creature marine, una sorta di patina fragile (oserei dire gelatinosa se non suonasse così antiestetico) dai colori cangianti. Un’opalescenza che si perde nei due seguiti e che lascia posto a toni di pelle opachi, solidi e, in certi casi, marcati pesantemente da squame.

Eppure Liara resta invariata in tutti i capitoli, o meglio, non subisce quel radicale cambiamento alla “Ashley”. Quel che cambia in Liara con l’avanzare della trama invece, è la sua indole e credo sia proprio questo che rende la nostra archeologa asari una delle più interessanti personalità a cui approcciarsi dal punto di vista psicologico, e nettamente più sexy dal punto di vista attrattivo.

Dal primo incontro su Therum, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte al classico personaggio ingenuo con la brutta abitudine di cacciarsi nei guai e che dobbiamo malvolentieri aiutare, convinti che la sua utilità in futuro sarà pari a quella di un libretto di istruzioni dei Lego. Ci appare blu, densamente blu, con il particolare delle sopracciglia disegnate che fan riecheggiare nella mente del videogiocatore più esperto quel tipico sussurro che recita “fanservice”, ma sulle quali la categoria “media” non presta molte attenzioni, beati loro.

Dopo esserci sbarazzati di un Krogan intelligente come un comodino, invitiamo a bordo della Normandy la nostra puffetta che ci fa risvegliare antiche e fievoli reminiscenze dal film “Il Quinto Elemento” e dai Twi’lek di “Star Wars” dal punto di vista estetico. E’ qui che ci rendiamo subito conto della particolare personalità della ragazza.

Non parlerei tanto di ingenuità riferendomi a Liara, quanto ad una sorta di sbadataggine o goffezza dialettale. Una sorta di sintomo dell’individuo intelligente che, troppo zelante per la sua snobbata ricerca, non presta attenzione alle maniere con cui si pone con le persone (e fa bene).

Nel secondo capitolo Liara si evolve, subendo un cambiamento radicale, forse spinta dalla perdita della madre o da quella di Shepard, o da entrambe. Non perde però la sua vera indole, diventando una vera e propria gangster che, sebbene non vanti lo stesso look “badass” di Aria T’Loak, è sicuramente più subdola e di gran lunga una tessitrice di trame.

Lo si nota nel DLC interamente dedicato a lei in cui asfalta verbalmente l’insinuazione del Shadow Broker di essere un individuo irrilevante ed ignaro. Formulando una deduzione che farebbe applaudire Sherlock Holmes per novanta minuti, Liara si mostra al Broker una donna piena di risorse e capacità intellettive, svelando le vere disgraziate origini di costui, provocando la collera ed una conseguente boss fight.

O ancora nella parte iniziale del terzo capitolo, quando elimina freddamente due soldati Cerberus impacciati quanto gli imperiali di Star Wars, una scena che ci ricorda quanto Liara sia cambiata, soprattutto ora che è diventata una delle identità più importanti che opera nel backstage della Via Lattea.

Osserviamo così come il suo essere imbranati si sia evoluto in una “accorta pacatezza”, cambiamento sottolineato soprattutto dal modo di parlare, frettoloso e a tratti spropositato nel primo mass effect, calmo e consapevole negli altri due.
Ma perché non ho ancora parlato del sex appeal di Liara? O cari lettori sbracati e annoiati dalla vita, semplicemente perché ritengo che il vero eros dell’asari risieda nel già discusso carattere e nei dialoghi. È da questi che veniamo a scoprire una sua certa passione verso il nostro alterego, e che, a sua volta, ci fa innamorare di lei, nonostante non abbia dei tratti somatici che disorientano i sentimenti come quelli di una Samara. Se Samara è la regale, angolosa, impettita, ineccepibile e intoccabile donna matura, Liara è la liscia e curvilinea teenager dai poteri nascosti. E ci intriga.

Ma ora gioite, mondani, seppure brevemente:
Non fraintendetemi quando dico che Liara non regge il confronto con Samara, perché non sto affermando che la prima non abbia dei connotati interessanti; la sua prestavolto Jillian Murray le ha, sicuramente, conferito un look caratteristico che, evidentemente, senza sopracciglia disegnate era improponibile o non avrebbe destato interesse verso quel target che riguarda la fascia di pubblico collezionista di calendari hot.

Grazie al cielo, non ha subito ulteriori impiastricciamenti facciali con l’uscita dei nuovi capitoli, ma una significativa evoluzione in HD per quanto riguarda la pelle e quel luccichio magico negli occhi.


Le scene intime con Liara penso siano le più interessanti in assoluto, soprattutto per i fan del “famolo strano”. O famolo alieno. O famolo lesbo, visto che si tratta di una delle pochissime scelte homo (nel primo Mass Effect l’unica) per un comandante donna. Una combinazione, quest’ultima, che farebbe ringalluzzire Jeff Moreau da dietro il monitor collegato ad una qualche videocamera nascosta, simpatizzato dal giocatore che ha il suo stesso punto di vista.
Mmm… pere blu.

Scritto e diretto da DNA-Daenar.

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