Sex Effect: IDA


IDA

“Prova a spremerle, saranno dure e fredde come la ceramica da bagno”

Una parete di fumo oscurava la parete opposta a quella dalla quale il comandante e due guardie armate erano acceduti. Il nucleo dell’IA era andato a fuoco, i sistemi della Normandy avevano subito un calo di tensione, e qualsiasi fosse stata la causa, la sua origine era nella sala del nucleo IA che, in quel momento, sembrava un bagno turco di esalazioni nocive.

La dr.ssa Chakwas, che aveva il suo ufficio adiacente alla sala con tanto di porta comunicante, seppur presa dal panico non poteva permettersi di schiodarsi dalla sua comoda poltrona. In ogni caso il/la comandante era già lì e si era attivato/a per risolvere la situazione. La dottoressa poteva, quindi, continuare tranquillamente a giocare a solitario sul suo holo-computer e spararsi qualche furtivo shot di brandy all’insaputa del resto dell’equipaggio.

Estintori e Predator puntati verso lo strato di fumo, Shepard cercò un contatto vocale con l’intelligenza artificiale della Normandy, mentre suoni di avvio computerizzati annunciavano che i sistemi della nave stavano riprendendo regolarmente a funzionare.

Ciò che emerse da quella nebbia lasciò i tre umani sbalorditi. Prima un rettangolo olografico di un arancio che fendeva l’oscurità del fumo, poi una silhouette che si avvicinava al comandante. Non c’era alcun dubbio che il guscio apparentemente disattivato di Eva Corè si era rianimato.

Ma il mech arrestò la sua brevissima sfilata rispondendo in ritardo di qualche secondo al comandante con un tono che contrastava l’aria di mistero che permeava quella situazione e l’inebetimento dello stesso, e con una voce che quest’ultimo ben conosceva. Quella risposta suonava come qualcosa tipo: “e quindi?”.

È così che il giocatore si concentra a formulare un primo parere sull’intera circostanza e sul fatto che quello che era un semplice navigatore satellitare hacker, ora ha assunto un’immagine-riferimento nella mente più concreto. Il corpo da manichino di un negozio di abbigliamento, un’icona di perfezione luccicante con la già nota voce sulla quale la specialista Traynor aveva più volte commentato maliziosamente le sue fantasie erotiche nei momenti di scioltezza.

L’Enhanced Defense Intelligence, in nome della madre, della Normandy e dello spirito sintetico, si è adesso fatta materia tra i mortali. E che materia. Una versione più contemporanea del modello di robot HEL del film di Fritz Lang Metropolis, dal quale gli sviluppatori affermano tra l’altro di essersi ispirati, solo con delle curve più “pericolose”. IDA è così divenuta un compagno di squadra che non si limita solamente a rispondere alla domanda spammata per sbaglio dal giocatore “che area della nave è questa?”, ma è adesso qualcosa di più complesso nonché addirittura fonte di distrazione in battaglia, come afferma James Vega, o di ulteriore distrazione, se il nostro alterego è un comandante donna.

EDI è essenzialmente un corpo perfetto, l’utopica icona femminile ottenibile solo con le magie di una tecnologia avanzata, che batte addirittura Miranda in quanto ad abbondanza. Sappiamo che da qualche parte nelle sue natiche c’è il marchio Cerberus, ma noi non ci preoccupiamo più di tanto, è un corpo funzionale, ma soprattutto è un corpo che ci eccita, nonostante sia freddo come un automobile posteggiata fuori durante l’inverno.

Inizialmente quello che sembra un volgare pinup con l’unico scopo di sollevare il morale di Jeff Moreau durante le sessioni di pilotaggio, (e di dargli qualcosa da pensare durante i momenti intimi), riesce a sorprenderci e forse metterci in crisi con delle domande esistenziali che non hanno nulla a che fare con le fasi adolescenziali di una teenager. Sotto quei seni da diecimila terabyte pare infatti nascondersi un flusso di equazioni e algoritmi impegnati a sbrogliare l’intricato enigma dello scopo della vita sintetica e del suo rapporto con la vita organica. I più sentimentali si scorderanno presto di un EDI erotica, vedendo questa come un’anima embrionale che sta per nascere e vuole apprendere. I più terreni penseranno ancora alle forme tonde metalliche, sia chiaro, ma saranno comunque costretti a dialogare con lei, prendendola metaforicamente per mano per introdurla nella dimensione e la prospettiva degli organici. Innocente, e con un corpo da urlo, una delle fantasie erotiche più vecchie di tutti i tempi.

E lasciando stare il lato sentimentale/esistenziale, che se completiamo la trilogia è più o meno chiaro, forse bisognerebbe concentrarsi su quello apparentemente più volgare, l’aspetto terreno, mondano, fisico, libidinoso. Io potrei personalmente innamorarmi di una sintetica (con qualche dubbio ovvio), a patto che non se ne esordisca durante il fattaccio con un freddo “erogazione in corso, scansione risultato”, il che non sembra proprio roba da EDI, dato il suo senso dell’humor e dal momento che la sua voce assume sempre più “calore umano” nel corso del gioco.

Eppure il corpo di IDA è progettato per l’infiltrazione, non certo per essere infiltrata. Pertanto ci chiediamo quanto abbia senso la relazione che intraprende con Joker e su che piano si pone, dal momento che un rapporto fisico sembra improbabile per il motivo già citato, questo flirt risulta poco convincente, costringendoci(mi) a considerare il rapporto con Joker esclusivamente un’affinità spirituale.

Forse è questo ciò che rende IDA un personaggio interessante e che fa riflettere ognuno sul rapporto uomo-macchina, sia fisico che mentale, stimolando varie interpretazioni anche se, dal punto di vista morale sembra si possa mai raggiungere ad una conclusione definitiva.

Esteticamente, invece, “acchiappa” senza dubbio, forse anche troppo, rischiando di relegarsi purtroppo a sexy toy. Devo in effetti dire che trovo i concept originari molto più interessanti, che rispecchiano più l’idea di una piattaforma da guerra e di una macchina con lo scopo primario di subdola arma hacker.

Del resto però, il prodotto finale è sempre stato destinato ai più viziosi, che è alla fine il concetto attorno a cui ruota l’intero speciale di Sex Effect.


Scritto e diretto da DNA-Daenar.

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