Speciale: Diario di un Dio Biotico


GREAT WIND: Quaderni iniziatici di un Dio biotico

Premessa: il seguente articolo non vuole essere una parodia, ma nemmeno prendersi sul serio più del dovuto. Viene in mente, dinnanzi ad una simile impresa, un testo eccezionale come Il libro nero dei Puffi, nelle cui introduzione è possibile leggere: «come dicono gli Shadocks, “meglio esercitare la propria intelligenza con le scemenze, che la propria scemenza con cose intelligenti”. Questa massima fondata sul buon senso ci ha guidati nell’analisi della società dei puffi, che di primo acchito non sembrerebbe – a torto, come proveremo a dimostrare – poter essere l’oggetto di uno studio serio»1. Dall’altro lato si vuol ricordare l’analisi che Umberto Eco fece della celebre filastrocca Ambarabà ciccì coccò, / Tre civette sul comò2, divertita parodia di una critica che talvolta si prende troppo sul serio nel cogliere riferimenti arditi in ogni dove. È idealmente fra questi due testi che vuole collocarsi questo articolo sul Biotic God: una analisi volutamente eccessiva e caricata, ma senza scadere nella comicità. Vuole essere, insomma, un divertimento erudito, che possa intrigare gli appassionati di Mass Effect più addentrati nel videogioco.

Shepard, durante la sua permanenza su Illium per il reclutamento della Justicar Samara, si infiltra in un covo delle mercenarie Eclipse. È qui che incontra Niftu Cal, un Volus che si presenta come un “dio biotico”.
Costui è sotto effetto di droghe (Sabbia Rossa e forse non solo) in grado di fornirgli alcuni poteri biotici ed una differente percezione del mondo.

La vicenda di Niftu Cal è l’inserto di un ancestrale rito iniziatico all’interno di un contesto futuristico. Lo sciamano, il medicine man, l’iniziato, spesso assumevano sostanze psicotrope per entrare in contatto con il proprio spirito guida o con la sfera del sacro e del divino. Carlos Castaneda, la cui esperienza iniziatica in Messico è tutt’ora oggetto di dibattito, ricordò l’utilizzo del peyote all’inizio del suo apprendistato mistico, come primo mezzo per sgretolare la propria percezione del reale, e poter entrare in seguito nell’ottica del Tonal e del Nagual3. Simile esperienza capitò ad Antonin Artaud, in un allucinato viaggio iniziatico4.
Appare evidente come il Volus sia in preda all’estasi mistica, fattosi contenitore del sacro a tal punto da identificare se stesso in una divinità temibile. È un invasato divino, come i giovani iniziati che tornavano al villaggio posseduti dallo spirito cannibale della foresta5. Sarà dunque necessario, in seguito, placare il sacro furore iniziatico. Nel frattempo però le sue prime parole rivelano quale nuova percezione delle cose egli abbia ottenuto: «Sono un dio biotico! Penso le cose, e queste accadono». Il pensiero, un pensiero fatto di parole, diviene attuativo, è bastante per scatenare un mutamento nel reale. Il potere della parola non ha nulla di mistico, seppur per gli antichi esso avesse fortissime connotazioni (tanto che alcune parole, come “morte”, non si dovevano neppure pronunciare).

John Austin, nel suo How to Do Things With Words (1962), afferma che il fatto stesso di pronunciare una parola, una espressione, produca un cambiamento nel reale. Ma Niftu Cal ha momentaneamente oltrepassato la prospettiva del mondo mortale, così che la sua stessa facoltà di pensiero abbia il potere dell’oralità, e precisamente di una oralità formulare. Egli ora è un avatar, una «personificazione dei biotici». Incarna una forza cosmica, proprio come i Cavalieri dello Zodiaco attingono dal Cosmo le loro forze. Il parallelismo non è casuale: il titolo originale (Saint Seiya) ricorda la natura di Santi di questi cavalieri. Santi non in senso cristiano, ma nella prospettiva della mitologia orientale, dove sono guerrieri al servizio della divinità6. Grazie alle droghe Niftu Cal ha visto l’inibizione dei suoi sensi primari, potendo così raggiungere più facilmente il corrispettivo di quello che è il Settimo Senso dei Cavalieri.
Questo Senso è l’emblema di una accresciuta consapevolezza, di un aumento delle possibilità fattuali. «Forse rideranno quando cado, ma non sanno ciò che so io nella mia mente, che so di essere incredibilmente potente».
Il dio biotico inoltre non dimentica il suo passato pre-iniziatico: «quand’ero mortale lavoravo per Pitne. Probabilmente quel poveraccio sarà terrorizzato nel non vedermi tornare». Questo accenno al suo passato suona come una intrigante anticipazione delle parole del Catalizzatore-Shepard alla fine di Mass Effect 3. Anche il comandante, assurto al rango di divinità, non potrà che rimembrare «l’uomo che ero». Se peraltro Niftu Cal è un dio biotico, Shepard-Catalizzatore è un dio sintetico, tecnologico. Questo crea una perfetta sintonia ma anche specularità fra le loro parole e figure: due poli opposti dell’universo masseffectiano, due differenti forze all’opera, l’apice organico e l’apice sintetico.

Altro elemento meta-referenziale, che più precisamente pare una notazione meta-ludica, è l’affermazione seguente sul capo dei mercenari: «farò volare Wasea come una bambola di pezza!» (in inglese «I shall toss Wasea about like a rag doll!»). La cosiddetta fisica ragdoll, nei videogiochi, indica quel sistema capace di mantenere credibile il movimento di un essere inanimato. Viene utilizzata in particolar modo per i cadaveri dei nemici uccisi. Essendo il Biotic God capace di dare concretezza alle sue parole e pensieri, con questa espressione egli sta segretamente anticipando il destino di Wasea: la mercenaria Asari volerà come una bambola di pezza perché, secondo la fisica dei videogiochi, sarà corpo morto. Che poi, nel piano sensibile, sia invece Niftu Cal ad essere eventualmente scagliato come una rag doll ha una importanza relativa, in quanto egli si è ormai inserito in un differente piano esistenziale. Oppure, al contrario, la sua affermazione anticipa proprio la sconfitta cui andrà incontro per il suo peccato di hybris, e secondo il contrappasso sarà scagliato via.

Non è detto comunque che il dio biotico venga miseramente sconfitto in battaglia. Shepard ha il potere di placare l’invasato mistico, se lo desidera. Può farlo proprio nel momento in cui Niftu Cal accenna al banchettare col sangue biotico della sua vittima, per completare la sua trasformazione in un dio. L’ematofagia oggi è ricondotta sostanzialmente sempre alla figura del vampiro, dopo la proliferazione e diffusione del suo mito. Ma, prima del Dracula di Stoker e di altri racconti vampireschi, i vrykolakes del folklore non necessariamente bevevano sangue7. Bisogna semmai indagare fra le divinità ematofaghe, come il dio azteco Nanauatzin o la temibile Kalì , entrambi creatori e distruttori al tempo stesso (del resto sono le due facce dell’archetipo della Grande Madre, generatrice ma anche fagocitante)8.

Ma Niftu Cal non potrà consumare il suo pasto divinizzante. L’intervento di Shepard (poco più di una pacca sulla spalla, in verità) arresta il sacro furore cannibalesco. E all’esclamazione «grande vento» il dio biotico incomincia a rinsavire. La sua parabola ascendente si è conclusa con un fallimento, perché non è possibile attuare il suo progetto all’interno della storia. La vicenda di Niftu Cal ricorda qui la parabola dell’Alcyone di D’annunzio, in cui al culmine dell’estate, e del meriggio (momento fortemente simbolico), il superuomo tenta la fusione panica con la natura, ed ecco allora che egli può affermare Non ho più nome né sorte / fra gli uomini; ma il mio nome / è Meriggio. In tutto io vivo / tacito come la Morte. / E la mia vita è divina. (Meriggio, vv. 105-108). Ma l’estasi panica non può durare, ed ecco allora che subentrano l’autunno e il tramonto, con la disillusione. Si può solo quindi appellarsi al senso di abbandono, di accettazione. Alle grandi ere cosmiche, riservate agli dèi, col loro tempo circolare, si contrappone la linearità della vita mortale, che avanza verso la fine. Niftu Cal, fallito il suo farsi avatar delle potenze del cosmo, non può far altro che tornare, sommessamente, ad essere il Volus che fu.

E il “grande vento”? Parole a caso, derivate dal turbamento mentale, o ricordo inconsapevole di una esperienza mistica? Forse Niftu Cal ricomincia il suo ritorno nel mondo ordinario proprio con queste parole per riecheggiare la propria fusione panica con le potenze dell’universo. L’aria è l’elemento che nutre gli altri tre, li impregna e li conserva. È il soffio vitale, il motore della grande macchina cosmica. L’aria eccita il fuoco, impedendogli di spegnersi9. Con questo richiamo all’elemento della semenza vitale, il Volus esprime a parole un assaggio della sua meravigliosa visione cosmica. E risuonano allora le celebri parole di Dante: Trasumanar significar per verba / non si porìa; però l’essemplo basti / a cui esperienza grazia serba (Paradiso, I, vv. 70-72). O è forse più appropriato rimembrare il bizzarro discorso di Renzo Tramaglino ubriaco, all’osteria della Luna Piena? Il Renzo che, reso ‘folle’ dal vino, afferma la verità su tutta la sua vicenda (I promessi sposi, cap. XIV). Ma la verità del vino dura poco, e ad essa segue l’intontimento. Similmente la droga assunta da Niftu Cal gli ha aperto una nuova prospettiva veritativa, ma al ritorno nel reale rimane solo un vago ricordo (quel “grande vento” dai tratti alchemici) della gloriosa visione.

Niftu Cal. inserto comico o squarcio di apertura metafisica nel reale? Ai posteri l’ardua sentenza.

Nota: L’articolo è stato interamente redatto dal suo autore Derfel in esclusiva per questo sito, trattandosi di un elaborato che richiede competenze specifiche nell’ambito della comunicazione e precise ricerche per le quali viene speso del discreto tempo, se ne vieta la riproduzione e copia anche parziale al di fuori di Mass Effect Legion.com

1 A. BUENO, Il libro nero dei puffi. La società dei puffi tra stalinismo e nazismo, Ilaria Gremizzi (a cura di), Mimesis, Milano 2012, p. 10.
2 U. ECO, Tre civette sul comò, in ID, Il secondo diario minimo, Bompiani, Milano 1992, pp. 164-175.
3 C. CASTANEDA, L’isola del Tonal, trad. it. di F. Jezi, Rizzoli, 1975 (ed. orig. Tales of Power, 1974).
4 Ricordato in E. TREVI, Il viaggio iniziatico, Laterza, 2013, pp. 51-80. Tutto il libro è del resto interessante, rispetto al tema dell’iniziazione ‘sciamanica’.
5 cfr. ad es. E. COMBA, Cannibali e uomini-lupo: metamorfosi rituali dall’America indigena all’Europa antica, Il Segnalibro, Torino 1992, pp. 43-46.
6 E. CANTINO, Da Kenshiro a Sasuke. Gli anime guerrieri e il codice d’onore degli antichi samurai, Mimesis, Milano 2013, pp. 42-49.
7 T. BRACCINI, Prima di Dracula. Archeologia del vampiro, Il Mulino, Bologna 2011, pp. 31-32.
8 Una pagina di Catafalco – l’Avello dei Vampiri riporta una interessante carrellata di antecedenti mitologici dei vampiri, affascinanti anche se non totalmente condivisibili in una prospettiva folkloristica. Interessante però il rimando al’ardat lili, demone del vento e poi del piacere lussurioso e infecondo. Le Ardat-Yakshi di Mass Effect traggono origine proprio da loro, essendo la loro unione mentale non solo sterile ma mortale.
9 A. PANCALDI, Alchimia pratica, Atanòr, Roma 2003, p. 41.